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Conversazioni
- In Argentina come ve la passavate?
- Benissimo. Ci siamo fermati quasi venti mesi in tutto. Io ho fatto quello che dovevo fare, ho anche apportato delle piccole modifiche nel processo di fabbricazione della carta pergamena; modifiche che consentivano una riduzione delle spese di produzione... Lavorando ho guadagnato un bel mucchio di quattrini...
- Al ritorno in Italia ha perciò potuto dedicarsi interamente alla tanto amata pittura...
- In parte sì e in parte no. Le dico il perché. Io ero stato pagato in dollari; ma proprio quell'anno, nel '29, c'è stato il crollo della Borsa di New York, e come Lei sa il dollaro è colato a picco. Insomma ho perso i due terzi di quanto avevo guadagnato... Coi pochi denari rimasti ho potuto comprare una casa in via Milano, qui a Como, che ho rivenduto alcuni anni fa... Quindi ho detto: "Adesso dipingo e basta!" Ho fatto circolare la voce fra gli amici, ho trovato uno studio in città in via Cinque Giornate, e mi sono dedicato esclusivamente alla pittura. Un paio di volte alla settimana, in ogni modo, come Le ho detto già, mia moglie ed io davamo delle lezioni private. Insomma, si vivacchiava...
- E avete abitato sempre qui, nella casa paterna?






