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Conversazioni
- No. Dapprima abbiamo affittato un appartamento in via Giovio, e ci siamo stati per circa un anno; poi ci siamo trasferiti qui, dove siamo ancora adesso, col permesso di mio padre.
- Tutto questo è successo negli anni in cui Lei era sulla trentina...
- Fra i ventotto e i trentacinque anni.
- Quindi un'età decisiva, fondamentale per il resto della sua vita...
- Ho cercato di poter vivere senza pensare ad altro che alla pittura. A partire da allora ho avuto solo la pittura, non avevo più superiori a cui sottostare, tranne il Padre Eterno...
- E lo studio lo ha sempre avuto qui, a Como?
- No, anche a Milano. Nel '35 mi sono trasferito, per circa tre anni, in una casa di via G. Pepe. Questa casa era stata progettata da Terragni e Lingeri, che avevano previsto un seminterrato adibito a studi per artisti. Gli studi erano molto luminosi e furono occupati uno da Lucio Fontana, uno da Aligi Sassu e uno da me...
- Avevate dei buoni rapporti?
- Avevo più amicizia con Fontana. Sassu, non lo vedevo spesso; lo vedevo, poniamo, una volta al mese perché ci si incontrava per le scale. I locali, come ho detto, erano al seminterrato: invece di andare in sù, andavamo in giù, dal piano terreno si scendeva una decina di gradini...






