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Conversazioni
- C'è un bel dialogo?
- Sì, questo si. Siamo stati sempre molto uniti. Abbiamo tenuto sempre molto a questa unione. Difatti figlie, generi e nipoti, ma anche pronipoti adesso, continuano a venire da noi quasi tutte le domeniche e le altre feste, per trascorrere insieme la giornata... Siamo stati fortunati perché abbiamo avuto due figlie sane; non ci è mai venuto in mente che potessero non esserlo... Tra di loro vanno d'accordo, e anche questa è una bella cosa; e noi cerchiamo di dirglielo il più possibile, di rimanere così unite anche quando noi non ci saremo più, perché nella vita si può aver bisogno di tutti ma in particolare di una persona che ti vuole bene... Io non ho mai voluto insegnare niente a loro, perché è solo l'esempio che conta...
- Quando è nata la maggiore delle figlie, la Nena, Lei che cosa ha provato, nel suo nuovo stato di padre?
- Ho avuto una gran paura perché mia moglie ed io eravamo soli, in Argentina, lontanissimi dall'Italia... Ci trovavamo a Zàrate, una cittadina che oggi avrà quaranta, cinquantamila abitanti e che è a nord di Buenos Aires, sul Paranà de Las Palmas, un fiume che è largo come il lago di Como, anzi di più, ed è lungo migliaia di chilometri. In questa zona, in mezzo alla prateria argentina che è grande quattordici volte l'Italia, c'è una piccola collina, con sù una città, Mendoza, dove allora - non so più oggi - si faceva il vino Barbera, il Bardolino..., tutti vini piemontesi, ma non buoni come i nostri perché troppo forti, troppo alcolici e senza il profumo del vero Barbera, del vero Bardolino, del vero Barbaresco, del vero Barolo... A Mendoza sono quasi tutti piemontesi e parlano in dialetto piemontese. È una collina alta centocinquanta o duecento metri sul livello del mare, come il monte che c'è a Montevideo e dà il nome a quella città: più che un monte, una collinetta. Il resto è piatto, uniforme e piatto come un mare...






