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Conversazioni
- E quando è nata la secondogenita, Maria Barbara, invece eravate già qui a Como?
- È nata, sì, qui a Como, alla Villa Aurora, vicino a Monte Olimpino, sulla via Bellinzona. Ma io non ho assistito al parto, questa volta. Però ho provato le medesime emozioni della prima volta. È sempre come fosse la prima volta.
- Nei rapporti con le figlie è stato sempre buono? O brusco, severo?
- L'unica cosa che conta è il buon esempio, il resto sono tutte storie inutili...
- Ma quando queste figlie erano piccole, Lei aiutava la madre a curarle, le cullava, ci giocava? Insomma dedicava qualcosa del suo tempo alle sue figliole?
- Mia moglie dice sovente che se io ero di buon umore, lasciavo correre qualunque cosa; se ero di cattivo umore non andava bene niente...
- Le impedivano di lavorare? Come conciliava la sua paternità con l'attività artistica?
- Avevo lo studio fuori casa, lavoravo li...
- Ricorda qualche particolare difficoltà che ha dovuto affrontare nella vita con le figlie?
- Durante la guerra, la bambina più piccola ci ha fatto diventare matti per allevarla perché non voleva mangiare niente, a nessun costo. È stato necessario allevarla artificialmente. Ma il latte non si trovava facilmente, allora facevo il giro dei farmacisti di Como per avere il latte in polvere adatto alla bambina, e loro me lo davano... Spesso dovevo comperarlo alla borsa nera...





