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Conversazioni
- Questa missione che scopi aveva?
- Era una rappresentanza dell'esercito dei paesi vincitori. Noi rappresentavamo l'Italia, naturalmente. Eravamo tutti ufficiali giovani o giovanissimi come me. Io avevo vent'anni. Mangiavamo alla mensa del più importante albergo di Vienna, nello stesso albergo abitavamo una ventina, forse una trentina di persone. Il colonnello era il principe Borghese... La disciplina era ferrea... Si trattava di rappresentare degnamente l'Italia.
- Conosceva la lingua tedesca?
- Il tedesco lo capivo abbastanza bene e lo parlavo anche discretamente. L'avevo imparato a scuola... Allora le lingue, a scuola, si imparavano... Un po' l'ho imparato anche per conto mio... Il francese, va bene quello, figurarsi; ma il tedesco è più complesso... Quel mese trascorso a Vienna mi ha rinfrancato molto... Ogni giorno imparavo dieci vocaboli nuovi, li segnavo su un bloc-notes e la sera li ripassavo... Insomma con la lingua mi arrangiavo...
- Durante il servizio militare ha mai trascurato il disegno, la pittura?
- No, mai. Ho sempre fatto il ritratto dei miei colleghi e dei miei superiori... Facevo posare qualcuno e magari copiavo un braccio, una mano, così, proprio, mi esercitavo... Il mio maestro, Zambelli, mi aveva insegnato che bisogna tenersi in esercizio e fare le cose senza più pensarci...






