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Conversazioni
- Ha avuto qualche artista come commilitone?
- No, nessuno.
- Come trascorrevate le giornate a Vienna?
- Non facevamo praticamente niente. Dovevamo andare a tavola a talora, trovarci davanti al colonnello a tal altra, il colonnello faceva di sì con la testa, c'era il nostro comandante che era un maggiore, attenti, riposo, tutte quelle cose lì, diceva due o tre parole, e poi ci comunicava se dovevamo fare rappresentanza in un certo posto, trovatevi tutti lì, eccetera, eccetera.
- Vienna era in una situazione sicuramente drammatica...
- Hanno sbagliato a rovinare quell'impero lì. La sua distruzione è stata voluta dalla Francia e dall'Inghilterra... Era un grande impero, comprendeva la Bosnia e la Slovacchia, poi c'era a sud l'Ungheria, e andava dal confine turco fino al confine tedesco... Era tutto uno Stato, era l'amministrazione più importante dell'Europa, che tutto il mondo copiava... Noi dobbiamo moltissimo all'amministrazione austriaca del Lombardo-Veneto... E dobbiamo moltissimo in senso inverso all'amministrazione di Roma, in senso esattamente opposto, purtroppo...
- A Vienna è rimasto un mese, e poi?
- Sono stato mandato a Varsavia, dove mi sono fermato dieci, dodici giorni. Dopo Varsavia, a Potsdam sul confine della Prussia Orientale, e lì sono stato tre o quattro mesi.





