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Conversazioni
- Mi diceva, prima, che Lei non ha mai smesso di fare il figurativo accanto all' astratto?
- Il figurativo l'ho fatto da sempre e non l'ho mai interrotto del tutto. Fino a due secoli fa, in Europa, l'arte era per il novantanove per cento arte sacra. I pittori cosa dipingevano, gli scultori cosa scolpivano? Pittura sacra e scultura sacra. Solo in minima parte si facevano i ritratti per ricordo del tale o del tal altro... E poi, da che mondo è mondo l'uomo ha disegnato delle figure. L'uomo delle caverne prendeva un sasso appuntito o un tizzone annerito, si metteva a incidere o a disegnare per terra o su una parete, e che cosa faceva? Faceva un animale: un cane, un gatto, un cervo, un bue... Lo faceva male dapprima, ma poi a poco a poco imparava a farlo meglio. Poco dopo ha incominciato a disegnare un figlio, la moglie, un fratello: mai più pensava all'astrattismo e a tutte queste storie...
- Lei ritiene sia più importante il suo lavoro astratto o quello figurativo?
- Come faccio a rispondere a questa domanda? Non lo so nemmeno io.
- Ma rimane ugualmente soddisfatto sia quando ha finito un'opera astratta che quando ha finito un'opera figurativa?






