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Conversazioni
- Diciamo allora che quando Lei fa un quadro astratto si rivolge alla categoria numero cinque, mentre quando fa un quadro figurativo si rivolge alla categoria, che so, numero quattro?
- No, no, non penso di rivolgermi a nessuno quando dipingo; è istintivo per me fare una certa cosa; la faccio e basta.
- Lei parte da una scelta personalissima, Le piace fare una certa cosa, la fa e basta?
- Ah certo! Questo qui piace magari a un analfabeta e quest'altro invece a uno già pratico...
- Quindi non c'è l'esigenza, in Lei, quando fa il figurativo, di rivolgersi a una persona che possa capire meglio?
- No, per l'amor di Dio! È il tema che guida l'occhio e la mano dell'artista. Tutto il resto non c'entra. Ogni altra preoccupazione è estranea all'arte. Il pittore fa quello che sente e basta, non si rivolge al tale o al tal altro, a questa o a quella categoria. Adesso parliamo di categorie, ma in fondo quelli che apprezzano l'arte ai sommi vertici sono sempre quattro gatti. È sempre stato così da che mondo è mondo.
- Che cosa interviene maggiormente nel gioco dell'arte?
- Tre questioni importantissime: la capacità artigianale, la capacità misteriosa dell'arte che non si sa come chiamare e poi la capacità di farsi capire. È per questo che io non so se i quadri astratti abbiano un valore superiore o inferiore a quelli figurativi...







