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Conversazioni
- Torniamo all'ipotesi del suo insegnamento. Lei diceva che avrebbe insegnato a copiare dal vero...
- Lei come crede che si insegni a dipingere? Oggi non c'è insegnante che non cominci il suo corso col dire all'allievo: "Fa' come senti!", e l'allievo fa degli scarabocchi. E l'arte va a zero...
- Quindi, invece di lasciar fare quello che uno sente, un buon maestro cosa dovrebbe insegnare?
- In principio fa copiare un cubo di gesso o di legno, tale e quale, con le ombre e le luci, le ombre portate in un certo modo; poi fa copiare una piramide; poi un ornato ad esempio di foglie, in bassorilievo; poi gli fa copiare oggetti, ad esempio un bicchiere, una scodella, una bottiglia, un libro, qualsiasi cosa, tutto quello che si vede. E tutto quello che copia deve farlo non come lo sente, ma come è; altrimenti come fa ad educare la mano e l'occhio? Deve fare la "fotografia" di quello che vede; altrimenti come fa a prendere le misure a mano, a trovare le proporzioni di quello che vuoi disegnare? Dopo un anno o due di questi esercizi, l'allievo può copiare un braccio di gesso o di marmo, poi una gamba, poi un torace, delle maschere come ci sono in tutte le scuole di pittura... Quello che l'allievo vede, deve essere riprodotto tale e quale... "Non vedi questa figura, questa forma? Là è grande il doppio e tu non la fai uguale!" "Ah! ma io la faccio come sento!" S'immagini un po' quel che ne vien fuori!... Quando l'allievo ha imparato a copiare, a fare un ritratto preciso, allora sì che può fare come sente. Prima però deve imparare a fare tale e quale, perché, sennò, come fa a educare e a correggere l'occhio e la mano? Insomma per due anni deve fare esercizi quotidiani di educazione dell'occhio e della mano... Mentre fa il ritratto e copia dal vero, tale e quale, senza che lui lo sappia si verifica un mutamento e a poco a poco nasce il suo vero stile di pittura: ci mette altri due anni di lavoro per nascere veramente... Quando ha imparato perfettamente: "Ora sì che puoi fare quello che vuoi e come lo senti!"...
- Ma è davvero possibile copiare tale e quale la realtà, la realtà esterna al soggetto?






