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Conversazioni
- Delle esperienze artistiche successive all'arte astratta, Lei quale accetta? Ce n'è qualcuna?
- Io non ne conosco.
- Dopo l'astrattismo, praticamente, si è fermato tutto?
- Non si è fermato niente. Continua l'arte figurativa, tranquillamente migliorata dalle esperienze astratte.
- Quindi Lei assegna un ruolo ben preciso all'esperienza astratta anche come incidenza sul figurativo?
- C'è, ad esempio, la scultura di Alberto Viani: Viani è vicino alla figurazione, è forse il miglior scultore vivente in Italia, nessuno lo conosce - pazienza! -, però tutto quello che fa è quasi figurativo, e va benissimo: diventa armonioso come la scultura astratta.
- A questo punto potremmo sottolineare gli anni in cui Lei decide di dedicarsi alla pittura di ispirazione astratta. Lei non ricorda precisamente verso quale epoca della sua vita ha cominciato a indirizzarsi verso l'astrattismo?
- Verso la metà del '33. Io ero molto amico di Mauro Reggiani, perché Reggiani aveva molta stima di me ed io stimavo lui. Lui è stato il primo in Italia a esporre, con Gino Ghiringhelli e Oreste Bogliardi, la pittura astratta. Io ho cominciato qualche mese dopo Reggiani, che aveva cominciato nel '32. Nel novembre del '34 ebbe luogo a Milano, alla Galleria del Milione, la prima mostra dell'astrattismo italiano, con le opere di Reggiani, Ghiringhelli e Bogliardi, ed è durata un mese. Lo stesso anno, a dicembre, sempre alla Galleria del Milione, ci fu una mostra di «Bianco e Nero Astratto», ed io vi partecipai con il mio primo disegno astratto, che posseggo ancora come ricorda.







