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Conversazioni
- Lei in quel periodo faceva dunque la spola fra Como e Milano. In quegli anni, diciamo fra il '30 e il '32, prima della realizzazione degli affreschi astratti per la Casa del Fascio, ha avuto contatti con l'arte che si faceva in Europa?
- Ho fatto frequenti viaggi all'estero, a Parigi, a Colonia, a Düsseldorf, a Basilea... A Parigi ero già andato tante altre volte... In Francia vanno tutti, è come andare in Svizzera a Lugano... Non so dire quante volte né quando ho cominciato ad andarci.
- Le sue andate a Parigi hanno influito in qualche modo sulla sua scelta astrattista?
- Sì, perché in Francia ho conosciuto anche i cubisti. Poi a Milano discutevo sul cubismo con Reggiani specialmente, ma anche con gli altri amici... E mettevamo a confronto il cubismo col futurismo. Ho visto i primi quadri di Reggiani e ho cominciato a pensarci, e mentre ci pensavo facevo degli esperimenti anch'io, naturalmente...
- All'estero quali artisti importanti ha conosciuto?
- Sono stati quasi tutti contatti deludenti, che ho avuto; salvo quelli con Léger che sono andato a visitare a Parigi nel suo atelier. Léger è stato il più gentile e il più cordiale. Tutti gli altri, meglio non parlarne. C'era poco da imparare, quasi niente, anzi niente del tutto... Senza volerlo ho dimenticato parecchie cose di quell'epoca, anche i nomi di quelli che ho incontrato...





