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Conversazioni
- Ma con Léger è stato diverso...
- Sì, perché Léger aveva una scuola e quindi era abituato a parlare con i giovani. Io allora ero giovane, mica avevo l'età di oggi. E quindi Léger mi parlava come un maestro parla con un allievo. Io gli facevo delle domande e lui rispondeva perfettamente. Queste domande erano preparate su un foglio di carta, e lui lo vedeva, capiva che a me premevano. Lui era maggiore di me di più di quindici anni... Era già molto noto. La sua era una scuola privata molto frequentata. A Parigi mi avevano detto che lui insegnava molto bene...
- E Lei che cosa gli domandava?
- Non so più cosa gli domandassi... Tutto quello che riguarda la pittura naturalmente... Certo, si parlava della composizione, non tanto dei colori, perché i colori sono più facili da affrontare... Però il grande colorista è raro, rarissimo anzi. I coloristi hanno una particolare sensibilità, vengono molto ammirati, sono proprio degli artisti, i bravi coloristi. Però è una dote innata... Invece la composizione è più difficile. Io, se vuole lo dico senza modestia, sono uno dei pochi pittori in tutta Italia che la curano abbastanza; gli altri non sanno cosa sia la composizione, ecco, basta, è detto tutto: sono ex pittori figurativi passati all'astrattismo. Ha capito? Purtroppo è così.






