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Conversazioni
- Come mai questa proposta di Borra?
- Appena è finita la guerra, ecco, sarà stato il 28 o il 30 di aprile del' 45, il quotidiano cattolico di Milano L'Italia chiude i battenti, non esce per due giorni e poi riprende con un direttore nuovo. Questo nuovo direttore era un bravissimo giornalista che veniva da non so dove, ed era cognato di Borra. Purtroppo è durato appena due o tre anni perché non era amato dai preti... Allora mi presento a lui - Borra gli aveva già parlato - e lui mi assume immediatamente come critico d'arte. Ho scritto così il mio primo articolo di critica d'arte, io che non so scrivere tuttora. E, si capisce, non è quello il mio mestiere... Però me la sono sempre cavata decentemente... Questa collaborazione è durata dal' 45 al '57.
- Poi ha fatto il critico per il quotidiano di Como La Provincia: è una collaborazione che dura ancora oggi...
- Sì, dura ancora oggi.
- Ecco, vorrei approfondire questo suo rapporto con i giornali. È raro che un artista si occupi, giornalisticamente parlando, di critica d'arte...
- Lei si sbaglia. I primi critici d'arte, in Italia, sono stati, primo Carrà, che tra l'altro non sapeva scrivere, poi Sironi, critico del Popolo d'Italia e del Popolo d'Italia Illustrato, terzo De Chirico, che ha sempre scritto... Parlo dei migliori pittori italiani, e gliene potrei citare altri sette o otto in tutta Italia, in quegli anni immediatamente dopo il '45, finita la guerra... Erano loro i critici italiani, anche durante la guerra e prima della guerra. Carrà ha cominciato nel '20 a scrivere...





