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Conversazioni
- Lei quali critici d'arte ha apprezzato o apprezza di più?
- Quelli per me più noti, che sono: l'ex sindaco di Roma, Argan, poi Guido Ballo, che abita a Milano, Ragghianti che vive a Firenze, Enrico Crispolti, che sta a Roma, infine Luciano Caramel, che è di Como... Un altro che stimavo era Nello Ponente di Roma, che però è morto... Quand'ero giovane io, il critico più importante era ritenuto Ugo Ojetti, che scriveva sul Corriere della Sera. Chi parla più oggi di Ojetti? Nessuno. Ed era il pontefice massimo della critica d'arte in Italia. Era inavvicinabile, quando andava alla Biennale di Venezia era seguito da un codazzo di personaggi. Spaventevole!... Ojetti imperava in tutta Italia tranne che a Torino, che era il regno di Lionello Venturi. Le lezioni di Venturi all'Università erano affollatissime, soprattutto dalle signore...
- E Lei, nei panni del critico d'arte, come si è trovato?
- Mi son trovato male perché non scrivo come vorrei. E allora perché mi sono messo a scrivere? Un po' per conoscere i massimi artisti e un po' per impedire che a scrivere fossero altri senza alcuna competenza.
- Ha imparato qualcosa dai pittori che andava di volta in volta a intervistare?






