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Conversazioni
- Certo.
- Cosa ricorda in particolare?
- Diventato critico del quotidiano L'Italia per puro caso, come Le ho detto, ho naturalmente chiesto consiglio a qualche amico, così ho potuto chiedere di essere ricevuto da tutti i massimi pittori italiani ai quali facevo le domande col solito biglietto pronto. Quindi tutto quello che ho imparato, l'ho imparato da loro. Non osavano dirmi: "Non rompermi le scatole!", capisce? Poi scrivevo un articolo qualunque, qualcuno mi ringraziava perfino di questo articolo. Ma io ho imparato così un mucchio di cose, perché facevo delle domande che a me servivano. Ho imparato tutto frequentando i più importanti, specialmente quei tre o quattro uomini di genio autentico come De Chirico, Carrà, Sironi, Casorati... Il più amico era Casorati.
- Erano tutti disponibili? Anche De Chirico?
- Tutti, sì, anche De Chirico, che era abbastanza rustico di modi, con me è stato sempre gentile, devo dirlo... Anche Sironi amava parlare. Quello che non voleva parlare era Carrà, il più rustico di tutti; però a qualche domanda rispondeva con gentilezza: io lo ringraziavo perché neanche lui osava lasciarmi lì così, vedendo che prendevo appunti mentre parlava... L'ultimo che ho frequentato di più, negli ultimi quindici anni della sua vita, è stato Ugo Bernasconi. Ci si vedeva una volta alla settimana, passavamo il pomeriggio insieme... Mi rivolgevo a lui col mio solito biglietto di domande... Bernasconi aveva una memoria formidabile, un'erudizione incredibile, tant'è vero che, siccome ha scritto anche dei libri interessanti di memorie, ma anche di pittura, viene considerato anche un bravo scrittore. Il suo Parole ai pittori è un libro molto bello... Ho imparato moltissimo da Bernasconi...






