Advertise
Conversazioni
- Quindi è giusto che la critica d'arte esista. Se non altro indirizza il gusto del pubblico...
- Sarebbe giusto se la critica d'arte a sua volta fosse scritta solo da persone competenti.
- Si può pensare che dietro una certa critica d'arte ci siano interessi di mercato che poi si traducono in vere e proprie cointeressenze finanziarie?
- Credo di sì. Anche se inizialmente non ci sono questi interessi, pian piano diventano importanti. Quando un artista viene nominato due, tre, cinquanta volte, per forza diventa famoso e vende quadri. Però quella notorietà sparisce subito dopo la morte dell'artista: questo capita per il novanta per cento dei casi. Resta il dieci per cento dei più citati.
- C'è un rimedio a quella che possiamo chiamare la perversione della critica? Lei dice: nelle scuole l'arte non viene insegnata, i critici sono quasi tutti degli incompetenti, i galleristi badano ai loro guadagni, molti critici vivono in stretto rapporto di cointeressenza finanziaria con i galleristi, i pittori competenti che scrivono sui giornali per aprire gli occhi alla gente sono pochissimi, la maggior parte degli artisti è composta da dilettanti... Bene, come far sì che la gente conosca effettivamente il valore di un artista, in quale maniera può essere messa in condizioni di scegliere autonomamente e di scegliere bene?





