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Conversazioni
- Lei poco fa diceva che l'arte astratta si è sempre fatta, solo che veniva fatta in maniera marginale e spesso da pittori mediocri che se ne servivano per ornare qualche ambiente dei ceti medi. A un certo punto, invece, nell'arte del '900 - e non solo in Italia (anzi in Italia con un certo ritardo rispetto ad altri Paesi d'Europa) - viene ripresa e messa in primo piano la pittura astratta. Potremmo dire che questa scelta corrisponde a un atto di giustizia nei confronti di qualcosa di umile, di marginale, di qualcosa che fino a quel momento era "in funzione di qualcos'altro". E questa operazione veniva fatta nei primi anni Trenta, cioè in pieno regime fascista, in un contesto artistico che mirava al ricupero della tradizione italiana con evidenti aspetti celebrativi, scopertamente retorici. Insomma l'arte astratta nasceva non solo come esaltazione del marginale decorativo, ma anche - sia pure implicitamente - come dissenso, se non opposizione, nei confronti dell'arte ufficiale. Le sembra, questa, un'osservazione peregrina?
- Non è affatto peregrina, però la questione va messa su un piano diverso, più semplice... A me è successo questo: un giorno eravamo insieme io e Terragni, c'era sul cavalletto un mio quadro astratto, e lui dice: "Cos'è quella roba lì?" "È un quadro astratto." "Ma sei diventato matto?" "Non sono matto, tento di fare dei quadri astratti come prima tentavo di fare dei quadri figurativi." "Ma è una pazzia!" È andato via brontolando, ed io ero persino offeso. Ci stimavamo reciprocamente, e anche lui rimase un po' offeso... Io assistevo sovente a discussioni fra Terragni e Lingeri, l'architetto Piero Lingeri che era socio di Terragni solo per le opere che costruivano a Milano, perché le opere fuori di Milano Terragni le faceva in proprio; ed è per questo che Terragni aveva lo studio a Milano nello studio di Lingeri: una cosa che va sottolineata perché nessuno la sa... Ebbene, un giorno mi trovai con Terragni e Lingeri che discutevano su un concorso, concorrevano a un premio per la costruzione di un edificio importante. La discussione non finiva mai, perchè Lingeri era maggiore di Terragni più di dieci anni e aveva molta esperienza; Terragni lo stimava, e Lingeri non solo stimava ma addirittura venerava Terragni. Discutevano davanti a dei disegni, qualcuno fatto da Terragni, qualcun altro fatto da Lingeri: erano lì sul tavolo, tutti disegni di architettura, una sezione orizzontale, una sezione verticale, in questo senso o in quest'altro, e si riferivano a un fabbricato in corso di progettazione. A un certo punto Terragni salta fuori con una frase di questo tipo: "Ma non vedi come è brutto quel disegno lì?" "L'hai fatto tu!" dice Lingeri. "Ma è bruttissimo! Ho sbagliato a farlo" risponde Terragni. Lingeri prende il disegno della pianta, tutta ad angoli retti, e domanda a Terragni: "Cos'ha di brutto?" "Ma non vedi che è tutto sproporzionato? Sono tutti quadrilateri piccoli, questi qui son tutti quadrati, corridoi di rettangoli lunghissimi e strettissimi... È brutto perchè è sproporzionato, indipendentemente dal funzionamento, perchè il funzionamento ci deve essere, ma si può ottenere un funzionamento buono che sia anche bello, anche armonico." Allora intervengo io. Quella parola mi aveva colpito. Intervengo io e dico: "Cosa vuol dire armonico?", e loro non me lo hanno saputo dire. "Ma come fai a dire che è bello?" domando ancora a Terragni. "Perchè è armonico!" mi risponde lui. Non ho capito niente, però ho capito che forse Terragni aveva ragione... Fatto sta che Terragni mi ha guardato e mi ha detto: "Allora è per quello che fai le pitture astratte?" "Certo che è per quello, perchè cerco anch'io l'armonia formale come la cerchi tu." E così finì la discussione... La sezione di un fabbricato può essere armoniosa; allo stesso modo la pianta di un fabbricato può essere brutta perchè non è armonica, è mal fatta dal punto di vista dell'ordine e dell'armonia... "Armonia di parti diverse": questa è la definizione greca dell'ordine. E non è cambiato niente a tutt'oggi, quella definizione rimane per sempre...
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