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Conversazioni

- Quando Lei decora la Casa Terragni, fa una cosa completamente staccata dall'edificio, e quindi dal fatto architettonico, oppure cerca di sposare pittura e architettura?

- È istintivo sposare le due cose. Uno è dentro l'ambiente, e tutto quello che fa non solo non deve rovinare l'ambiente inventato dall'architetto, ma deve continuare, con altri mezzi, l'opera dell'architetto.

- Quindi è un lavoro in comune ma nello stesso tempo autonomo.

- Certamente. L'attività con Terragni si è sviluppata, appunto, in Como con la creazione di queste pitture per la Casa del Fascio... Ne lui ne io, tranne il rimborso delle spese vive, abbiamo avuto qualcosa in compenso... Terragni, in pittura, era un novecentista. Ci ha messo dei mesi a capire anche lui l'astrattismo... Per le decorazioni della Casa del Fascio avrebbe preferito Sironi, e poi invece ha capito che Sironi non andava bene perché era il contrario di quello che faceva lui... Sironi sarebbe andato bene con Piacentini, non con Terragni... Io ho fatto i pannelli. In uno ho dovuto mettere la fotografia di Mussolini: era obbligatorio metterla perché si trattava della Casa del Fascio. C'era anche una scritta tratta dai discorsi del Duce. Io la scelsi con cura. Diceva così: "Ma un pericolo tuttavia può minacciare il regime: questo pericolo può essere rappresentato da quello che comunemente viene chiamato 'spirito borghese', spirito cioè di soddisfazione e di adattamento, tendenza allo scetticismo, al compromesso, alla vita comoda, al carrierismo. Contro questo pericolo non v'è che un rimedio: il principio della rivoluzione continua. Tale principio va affidato ai giovani di anni e di cuore". Quando il federale la lesse mi disse: "Ma come vi siete permesso di mettere quella frase lì?" "Ma è di Mussolini, l'ho presa dalla raccolta dei suoi discorsi!" Naturalmente era una frase del primo Mussolini, quello permeato ancora di spirito socialista, e non andava più d'accordo con l'ideologia fascista. In ogni modo la scritta rimase perché io dissi al federale: "Se voi la fate togliere, io scriverò al Duce!"...

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