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Conversazioni
- Lei ha provato molto dispiacere?
- Certo. Ma cosa potevo fare?
- E dal punto di vista documentario, è rimasto qualcosa?
- Sono rimaste delle foto e dei bozzetti. Le foto sono quasi tutte molto scure... Ero giovane, non pensavo alle foto... Non ci penso neanche adesso, voglio dire per i lavori che continuo a fare; le foto le faccio fare solo quando me le chiedono... Non sono adatto al mondo pratico...
- Nei confronti del regime voi artisti comaschi che atteggiamento assumevate?
- Guardi, il fratello di Terragni era il podestà di Como. Prima di diventare podestà era stato vicesegretario federale, quindi era un'autorità. Terragni era sempre al limite di abusare di questa autorità, dell'autorità di suo fratello, perché parlava sempre chiaro e nessuno lo attaccava, nessuno poteva toccarlo. Per esempio, un giorno eravamo seduti al tavolo di un caffè, a giocare a scopa, Terragni, Rho, io e un altro del quale non ricordo il nome, probabilmente Mulazzi, un compagno di scuola di Rho. Giocavamo a scopa e il locale era grande quanto due stanze, niente di più: in un tavolinetto giocavamo noi, in un altro tavolinetto c'erano altri quattro giocatori, e poi c'era il bar dove si stava in piedi...






