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Conversazioni
- Quindi c'era della gente...
- Cinque o sei persone oltre al nostro gruppo. Arriva dentro il podestà, messo tutto in divisa, e viene a salutare me e gli altri. Terragni lo guarda e gli dice: "Ta ghe mia vergogna de andà in gir cunscià in chela manera li?" Tutti si sono voltati a guardare. Silenzio generale. Il podestà si è messo a ridere e ha detto: "Adesso vado a prendere un caffè!"...
- Era un atteggiamento alquanto disincantato...
- C'era la dittatura, orribile cosa, intendiamoci; però qualunque dittatura finisce a un certo punto, come finisce una malattia. Uno ha l'influenza, dura quindici o venti giorni, poi guarisce e basta, non se ne parla più...
- Però come malattia il fascismo è durato vent'anni, un po' troppo per un'influenza, no?
- Sì, d'accordo; ma bisogna guardare tutto secondo una prospettiva molto più ampia, che è quella della storia...
- Per poter lavorare indisturbati bisognava essere allineati con le direttive del regime...
- Ma oggi è diverso? Forse per alcune cose c'era più libertà allora...
- Vuol dire che allora è riuscito a fare delle cose che oggi non avrebbe potuto fare? - Adesso per avere le libertà di allora bisogna militare in un partito politico. Chi è fuori da ogni partito, è fuori da tutto... Noi a Como, durante il fascismo, parlavamo liberamente delle storterie dei fascisti.






