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Conversazioni
- Forse la piazza di Como era privilegiata rispetto ad altre piazze d'Italia, magari non era ritenuta importante...
- Ma non è che si parlasse male del fascismo, si parlava male del tale o del tal altro.
- Facevate delle questioni personali, insomma.
- Si.
- Io mi sono fatto l'idea che l'adesione al regime in una città come Como, negli anni Trenta, è stata un'adesione in fin dei conti utilitaristica, opportunistica...
- Sicurissimo.
- Lei diceva che per poter fare qualcosa bisogna militare in qualche partito politico, anche, e forse soprattutto, nell'Italia di oggi. La politica dà potere. In che rapporto mette Lei l'arte col potere politico?
- In un rapporto problematico a tutto detrimento dell'arte. I politici, per ovvi motivi, non possono occuparsi di arte... Quando intervengono i politici, intervengono per fini clientelari o elettoralistici, non per fini d'arte...
- L'artista non ha alcun potere per se stesso?
- No, non ha alcun potere.
- Neanche il potere specifico che gli viene dal portare avanti un suo progetto artistico?
- Non è un potere. È una missione. Il missionario che potere ha? Il suo lavoro è rivolto al bene del prossimo... Anche il lavoro dell'artista, il mio lavoro, è rivolto al bene del prossimo. Il bene del prossimo è quello che mi guida. Io non ho alcun potere, ne il potere m'interessa, ci mancherebbe questo!





