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Conversazioni
- Un particolare ricordo di quel periodo riguardante la costruzione della Casa del Fascio e la realizzazione delle sue pitture e delle sue sculture...
- Mi è rimasto in testa questo fatto, che ho sempre ritenuto eccezionale: la Casa Terragni era già inaugurata, gli affreschi erano naturalmente già tutti finiti, anche quello più grande, di sette metri, che era un bassorilievo affrescato; un giorno arriva Fontana, Terragni lo accompagna a vedere l'opera finita, e c'ero anch'io perché ero molto amico di Fontana, lui stimava me come io stimavo lui. Quando Fontana ha visto l'insieme mi ha fatto le congratulazioni e mi ha detto: "Sono proprio contento di vedere finalmente delle cose di questo genere. Vorrei averle fatte io". Allora Terragni in dialetto ha detto: "Finalment v'un che 'l parla ciar!" Immagini come sono rimasto io...
- Quindi un bellissimo elogio. Fontana era suo coetaneo...
- Aveva un anno in meno...
- E Lei ha sentito quel complimento come un elogio...
- Sì, perché Fontana era già noto e apprezzato a Milano e fuori di Milano, mentre io ero quasi sconosciuto.
- Vorrei, per un momento, approfondire l'argomento che riguarda i rapporti fra maestro e allievo. Lei ha avuto dei legami artistici con qualche allievo particolarmente riuscito, di cui può vantarsi?






