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Conversazioni
- Ma il mercato di un artista come si forma?
- È difficile dirlo. Ogni successo segue regole individuali. Si può affermare che, a un certo punto, se l'artista è veramente valido non trova difficoltà ad affermarsi.
- Lei quando ha cominciato a vendere quadri con una certa regolarità?
- Tardi, molto tardi, vale a dire quando avevo già una sessantina d'anni.
- Quali gallerie in particolare si sono interessate al suo lavoro?
- La Lorenzelli di Bergamo e Milano e la Marlborough di Roma. Con Lorenzelli sono stato dieci anni: era un mercante molto onesto... Il vecchio Lorenzelli, che adesso è morto, era un uomo molto intelligente. C'è da dire solo che era un gallerista buono più per sé che per l'artista, perché lui vedeva subito il quadro bello, lo comprava, lo pagava meno che poteva, come tutti i galleristi d'altronde, e poi lo metteva via e se lo teneva per sé. Difatti gli eredi ne hanno ancora molti. Insomma non faceva circolare le opere. È per questo che quando ho avuto l'offerta della Marlborough di Roma, l'ho accettata. Pensavo che Lorenzelli facesse delle storie, ma non c'era nessun contratto scritto... Quando, dopo, Lorenzelli mi ha rivisto, mi ha detto: "Hai fatto bene, perché quando si cambia per migliorare è sempre giusto". È stato molto onesto...






