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Conversazioni
- Non i più belli in esclusiva, ma tra i più belli. Sono quadri mica male.
- E che pensieri Le suggerisce il sapere che tanti quadri, tanti lavori fatti da Lei, sono sparsi un po' per il mondo, in Europa e nelle Americhe, in casa di persone estranee, sconosciute?
- Non c'è niente di più naturale, non c'è niente di più inevitabile. È perché faccio quadri. Faccio quadri perché questo è il mio "mestiere"; perché il mio mestiere è quello di "cantare". Adopero apposta questa parola: "cantare", perché ogni quadro sarà un "canto" mediocre ma è un "canto" ...
- Poco fa Lei diceva che, per un artista, fare un quadro, in fondo, è come, per un sarto, fare un vestito. Ecco, che cosa pensa Lei della moda, sia maschile che femminile, naturalmente?
- La moda, soprattutto quella femminile, è diventata un motivo importante per il mercato. Però è sempre esistita, da che mondo è mondo, tanto è vero che noi conosciamo benissimo la moda dei secoli passati grazie anche all'arte, alla pittura e alla scultura... Il modo di vestire cambia: per quale motivo? Il motivo è sempre uguale a quello per il quale cambia la lingua, cambia il modo di dipingere, di cantare... Ma oggi anche il canto, il vero canto è morto. Nessuno più canta, non si sente cantare più nessuno. Si ascoltano le canzonette, le romanze, ma difficilmente si canta. Pensi che anche in chiesa non si canta quasi più. In tutte le chiese si cantano due o tre brani della messa, qualcuno dà il la con l'organo o l'harmonium e quei pochi che gli vanno dietro cantano all'unisono e sempre su una nota sola. In Duomo è un po' meglio, ma nella mia parrocchia è così.






