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Conversazioni
- Non ricordo più.
- Diversi anni dopo?
- No, no; ma non saprei dirlo. Negli anni Trenta avevo anche lo studio a Milano, quindi ero sempre alla Galleria del Milione... Era naturale che si parlasse di arte e soprattutto di arte contemporanea europea... Tutte le sere, verso le sei, andavo al Milione: erano li tutti i giovani che uscivano da Brera, quindi era facile parlare con Tizio o Caio, insegnante o non insegnante, di arte e di artisti... La Galleria del Milione era precisamente di fronte all'ingresso dell'Accademia di Brera.
- Era facile allora venire a contatto con le esperienze artistiche d'Oltralpe?
- Sì, certo, anche adesso è facilissimo. E si può dire che i nostri critici si occupano più della pittura estera che di quella italiana. Sbagliando, secondo me... In Italia siamo esterofili, insomma.
- Da che cosa nasce questa esterofilia, secondo Lei?
- Dal nostro eccessivo provincialismo, purtroppo... Io credo che il provincialismo sia un bene ma anche un male: uno dei mali è l'esterofilia... Un bene, quando il provincialismo è segno di modestia. E se uno è modesto e umile, meglio per lui... Il primo di tutti i mali è la superbia, poi ci sono l'invidia e l'avarizia...







