Advertise
Conversazioni
- Quali erano allora i vostri divertimenti?
- Niente, nessuno. O quasi... Io ho sempre fatto una vita ritirata, di lavoro soprattutto. Mi è sempre piaciuto viaggiare, questo sì: in visita a chiese, a monumenti, a pinacoteche, a musei e a gallerie d'arte dell'Italia e dell'Europa, ma soprattutto dell'Italia che è ricchissima di capolavori d'arte. Poi, quand'ero giovane e avevo del tempo da perdere, mi piaceva andare a vedere le fiere. Mi divertivano molto i giochi e i fenomeni da baraccone. C'erano delle fiere dove si vedevano le pulci ammaestrate, che oggi non si vedono più, per quanto mi risulta...
- Oggi le fiere hanno un carattere esclusivamente commerciale...
- Invece una volta le fiere erano ricche di attrazioni: ogni venditore si dava da fare come un matto per attirare l'attenzione del pubblico...
- Diceva delle pulci ammaestrate...
- Le pulci erano ammaestrate a camminare sul braccio dell'ammaestratrice. Questa cavava da una scatoletta le pulci, le attaccava a una leggerissima biga di carta, piccola così, e le pulci si mettevano in moto trascinandosi dietro quella biga. Quando avevano finito il percorso, l'ammaestratrice le lasciava sul suo braccio a rifocillarsi, insomma lasciava che le bevessero il sangue. Le pulci avevano imparato che per rifocillarsi dovevano prima fare quel certo percorso... Con gli animali si fanno un mucchio di esperimenti. A Napoli mi ricordo di aver visto nello studio di un medico, di un neurologo, tanti gatti con le teste piene di spilli: bastava che vedessero un segnale, un certo colore, e subito cambiavano strada, facevano delle cose straordinarie. A me facevano tanta pena, ma il dottore mi diceva che i gatti non soffrivano affatto: io ne dubito. Adesso quel dottore è in America. Come sempre in Italia, quando c'è uno scienziato di valore, va a finire negli Stati Uniti d'America...






