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Conversazioni

- Ma Lei non si è dedicato solo all'astratto, ha continuato a fare anche il figurativo.

- Diciamo che il quadro astratto non è mai stato da me eseguito su commissione, mentre il figurativo si, solo su commissione. Se veniva qualcuno a chiedermi una Crocifissione, una Madonna, un ritratto, perché non avrei dovuto farli, visto che sono in grado di farli?

- Ma come spiega, in ogni caso, questa doppia valenza nella sua arte?

- Insomma (e purtroppo è una cosa triste doverlo dire) io credo di essere l'unico in Italia, e forse in Europa, e forse nel mondo - mi scusi, non è per superbia che dico questo, lo dico proprio con rincrescimento - a sostenere che la pittura astratta è identica a quella figurativa: è una natura morta e basta. Non mi stancherò di ripeterlo: in pittura il tema non ha mai avuto e non avrà mai importanza. È il modo in cui si dipinge che è importante. Le boccette di Morandi, i paesaggi o le marine di Carrà, le periferie delle grandi città di Sironi e le varie differenziazioni sia nella figura che nel paesaggio di De Chirico - e parlo dei quattro più grandi artisti di questo secolo - in sé e per sé non hanno nessuna importanza. È la loro bellezza compositiva che è importante insieme con l'armonia cromatica... Io non ho mai abbandonato il ritratto, non ho mai abbandonato l'arte sacra, ho sempre fatto l'arte figurativa, faccio anche l'arte astratta. Non posso esporre l'arte figurativa insieme all'arte astratta perché altrimenti tutti direbbero che io sono in malafede. Cosa devo fare? Qualche volta la espongo e ne sento di tutti i colori. Ma sostengo sempre che la pittura è una sola, e tra dieci anni tutti lo diranno, non solo io, lo diranno tutti che la pittura è una sola e, grazie al Cielo, l'arte astratta non sarà considerata più una stranezza. Dico "grazie al Cielo" perché questa benedetta arte astratta è considerata come un ismo qualunque, mentre c'è sempre stata, salvo che in questo secolo è diventata arte a pieno titolo. A me non importa nulla degli ismi contemporanei. Siamo sommersi dagli ismi, non si riesce ad andare avanti se non etichettando e raggruppando e intruppando. In arte c'è una confusione di lingue incredibile, mai esistita prima del nostro secolo... La pittura figurativa e la pittura astratta ci saranno sempre, secondo me, sopravviveranno sempre. Adesso in Italia siamo, non so, un paio di centinaia di pittori a fare l'astratto: ne resteranno magari solo tre di noi, ma resteranno, e questo è quello che importa... Il nome importa poco, sono le opere che importano, la gioia e la consolazione che possono dare a chi le guarda... Voglio farLe vedere un lavoro... Ecco, vede quel disegno che ho sul cavalletto? È un disegno che ho fatto dieci, dodici anni fa: è un figurativo ed era destinato a uno degli studi che ho fatto per un affresco in una chiesa, e che ho poi realizzato, qui, in provincia di Como. Siccome il disegno non era ancora finito, l'ho ripreso e ritoccato oggi, domani forse potrò finirlo...

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