Advertise
Conversazioni
- La mia vita è stata tutt'altro che serena. Mio fratello maggiore, a trent'anni, è morto fra le mie braccia. Anche mia madre e mio padre sono morti tra le mie braccia. Ho perso da giovane i miei più grandi amici, Cattaneo e Terragni. Più tardi, Rho... Quindi anch'io ho vissuto le mie tragedie...
- Lei però parla dell'arte con un atteggiamento di assoluta serenità, direi con un atteggiamento classico, mentre tutta l'arte moderna si definisce come arte del dubbio, del rifiuto, dell'angoscia, della perdita di un centro metafisico, dello smarrimento dello stesso io dell'artista, e così via. Lei come pensa di accordarsi con questo carattere dominante che la critica, pressoché unanimemente, attribuisce a tutta l'arte del nostro secolo?
- La critica d'arte nasce sovente da persone negate alla comprensione dell'arte... Mi interessa quello che pensa Picasso, o De Chirico, o Morandi, o Carrà, o Sironi, o Casorati; non mi interessa niente quello che dice il massimo critico: non lo leggo nemmeno, perché dopo aver letto tre pagine devo smettere... I critici scrivono bene e basta, ma raramente capiscono qualcosa... Tutta questa critica che gira sui giornali e nelle riviste, che senso ha? Chi si ricorda di questi critici dopo che sono morti?





