Advertise
Conversazioni
- E ai suoi più grandi amici darebbe dei nomi?
- I miei più grandi amici sono stati Terragni, Cattaneo e Rho.
- E non ne ha avuti altri?
- Si, certamente, ma un po' meno importanti. Parecchi sono già morti, perché i miei coetanei se fossero vivi avrebbero dagli ottanta ai novant'anni. Ne avevo qui a Como e anche a Milano, ma a Milano adesso vado molto di rado... Qualche amico, comunque, è vivo ancora, e ogni tanto ci vediamo...
- Vogliamo ricordarne qualcuno?
- Benché di rado, continuo a vedere l'architetto Sartoris, che vive a Cossonay-Ville, in Svizzera... Fino a qualche mese fa, ogni tanto mi incontravo con l'architetto Zuccoli, che è morto nella primavera di questo 1985... Ricordo con piacere tutti gli architetti che ho conosciuto negli anni Trenta, durante il sodalizio artistico con Terragni: Piero Lingeri, Luigi Figini, Gino Pollini e Luciano Baldessari, oltre a Zuccoli e a Sartoris. Erano tutti delle persone di grande rilievo, soprattutto Sartoris, Figini e Baldessari. Terragni diceva sovente che Figini era uno dei primi architetti italiani. Per me lo era anche Baldessari...
- Quando ha conosciuto Baldessari?
- Nel '27, quando lui ricevette l'incarico di allestire il reparto dedicato all'industria della seta in occasione dell'esposizione organizzata a Como per commemorare Alessandro Volta. Io ho esposto allora per la prima volta un quadro, che naturalmente era figurativo... Baldessari aveva fatto un disegno per la sala delle mostre e me ne ha regalato il bozzetto in occasione delle mie nozze d'oro: ce l'ho ancora... Baldessari era di Rovereto Trentino, di famiglia poverissima; portò a termine gli studi con molti sacrifici. All'università aveva conosciuto il figlio di Enrico Musa, Mario, ed era diventato suo amico. È stato grazie a questa amicizia che ha potuto avere l'incarico della mostra a Como. Aveva anche lui un carattere difficile, ma era un grande architetto e un artista autentico...







