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Conversazioni
- Come l'avevate chiamato, quel gatto?
- Ah, niente! Un gatto! Era proprio trattato da gatto e basta.
- Era un gatto senza nome...
- Un bel soriano grigio... Nello stesso periodo tenevo in casa una vasca con i pesciolini rossi. Il gatto infilava dentro la zampa e me li faceva saltar fuori...
- Lei prova più simpatia per il gatto o per il cane?
- Mi sono simpatici tutt'e due. Quand'ero ragazzo giocavo spesso con il cane di mio nonno, a Carbonate: mi seguiva dovunque andassi, io lo carezzavo, gli parlavo, facevo così, è importante per le bestie... Però alle bestie non si può insegnare niente di spirituale. A un cane si può insegnare a cercar tartufi, a trovare un ladro; ma si tratta sempre di qualcosa di materiale e di meccanico. Non si può insegnare alle bestie una parola, qualche cosa di più del fatto materiale... Un animale può arrivare con la sua intelligenza a fare certi mestieri che abbiamo già visto, però non può mai arrivare a capire nozioni filosofiche...
- Gli animali hanno, quindi, un certo grado d'intelligenza...
- Certamente... Se permette una piccola parentesi, sono intelligentissime le zanzare, per esempio. Io per motivi particolari ho dovuto stare un po' di tempo in paesi dove imperava la zanzara. In Italia, sul Tirreno, nella Toscana al confine con il Lazio ho lottato contro le zanzare... Ero all'albergo, naturalmente, e ho domandato al cameriere: "Ma perché non impedite alle zanzare di entrare nelle camere?" E quello: "Come si fa a impedirglielo? Si mettono lì in trenta o quaranta vicino alla porta, appena uno entra, entrano tutte!"... Lei non sapeva questo particolare dell'intelligenza delle zanzare?







